Naval sostiene che i coding agent hanno reso possibile costruire app personalizzate in pochi minuti, spostando il potere dal telefono all’agente e rendendo il software puro meno investibile.
L’idea arriva in forma di provocazione, ma Naval la tratta come un cambio di regime: se un agente AI può generare un’app custom, distribuirla su un app store personale e correggerne i bug da solo, allora il telefono smette di essere il centro dell’esperienza digitale. La sua tesi è che il vero intermediario non sia più iOS o Android, ma il modello che traduce desideri in software. Da qui discende il resto del ragionamento: il valore si sposta verso chi possiede dati, distribuzione, chip e reti, mentre il software “puro” diventa troppo facile per restare raro. Per Naval, il punto non è solo che il codice costa meno, ma che cambia chi può decidere cosa costruire.
Naval dice di essere tornato a programmare dopo decenni perché i coding agent hanno abbassato l’attrito iniziale quasi a zero. Il momento di svolta, racconta, arriva con Claude Opus 4.5, quando il sistema gli è sembrato “un junior programmer” rapido, quasi gratuito, e soprattutto affidabile sul compito. Da lì ha iniziato a usare Claude Code e Codex per problemi spinosi, scoprendo un flusso di lavoro che descrive come immediato e perfino compulsivo.
L’agente ora davvero funziona. Non è più solo un assistente che ti dà un mucchio di codice, poi lo copi e incolli nel tuo IDE.
1:32
L’energia di attivazione per scrivere codice è altissima, ma adesso non devi conoscere tutti gli strumenti e tutti i comandi. Queste cose parlano inglese.
0:56
Il suo argomento si appoggia su una distinzione precisa: i vecchi strumenti producevano frammenti di codice, i nuovi agenti lavorano dentro il terminale, con il filesystem, i comandi Unix e processi che restano attivi nel tempo. Per questo, dice, non stanno soltanto aiutando a programmare, ma stanno diventando una specie di ambiente operativo conversazionale. La conseguenza è che chi sa spiegarsi bene può andare molto più lontano di prima, anche con competenze tecniche limitate.
Sono IA di programmazione a lunga durata collegate a Unix a un livello centrale.
2:31
Puoi usare parole diverse, fare errori di ortografia, spiegare le cose a modo tuo.
3:08
La prova pratica della tesi è il suo esperimento di costruire una sorta di app store personale, poi trasformato in un’app che vive sull’iPhone. Naval racconta di poter chiedere un’app con una descrizione di poche righe e ottenerla quasi subito, installarla con un clic e aggiornarla come in un vero store, anche se limitato ai suoi dispositivi e a quelli di amici e familiari. Il caso d’uso che cita più spesso è un’app per l’allenamento, fatta per seguire le sue abitudini e non quelle di un utente medio.
Posso chiedere il software che voglio, e lui lo consegna al mio app store personale.
4:19
Se voglio una nuova app che traccia i miei allenamenti, posso dirgli: usa la funzionalità di Tonal e Ladder, segui le linee guida Apple e costruiscimi questo flusso.
4:28
Naval non sostiene che le app generaliste spariranno. Anzi, dice che per i casi d’uso larghi continueranno a vincere i prodotti rifiniti da team grandi e competenti. Il vantaggio del vibe coding, nella sua lettura, sta altrove: nelle nicchie, nella privacy, nelle preferenze eccentriche, in tutto ciò che oggi non merita un team ma domani può avere un mercato.
Quando vuoi qualcosa di veramente custom o privato, questi strumenti sono incredibili per le app di nicchia che vorresti solo tu.
5:19
Non sarai in grado di battere un’app di massa se il tuo caso d’uso è già coperto da uno dei grandi casi d’uso.
5:30
Una parte centrale della conversazione riguarda la qualità dell’output. Naval dice che gli agenti sono più utili quando c’è una visione forte, perché il vero problema non è ottenere codice, ma sapere cosa si vuole costruire. Racconta di aver ripreso in mano l’idea di Air Chat, la app di messaggistica vocale e video che aveva già sviluppato con una squadra di otto o nove ingegneri, ma questa volta senza compromessi di team e senza dover convincere nessuno.
La cosa più difficile è sapere cosa vuoi.
7:04
Con un agente di coding AI non c’è niente di tutto questo. È come un’auto a guida autonoma.
7:59
Qui Naval arriva al suo punto più ampio: il risultato forse non sarà un codice elegante, ma sarà più fedele alla volontà del creatore. Cita Minecraft come esempio di una visione singolare che non ha dovuto negoziare con altri, e prevede app più strane, più personali, più vicine all’istinto di chi le immagina. Per lui questo amplia il campo della scoperta, soprattutto per chi sa descrivere bene un problema e non si spaventa davanti all’iterazione continua.
Potremmo finire con più cose come Minecraft, una visione di una sola persona che non ha dovuto scendere a compromessi.
8:41
Per le persone creative, motivate e articolate, puoi programmare adesso. Non c’è nessuno tra te e il tuo prototipo.
9:44
La stessa facilità, però, rende il software tradizionale meno difendibile come tesi d’investimento. Naval dice senza mezzi termini che il “pure software” è ormai poco investibile, perché ciò che una volta richiedeva anni di ingegneria ora può essere assemblato rapidamente o copiato in breve tempo. Per un venture investor, sostiene, il nuovo fossato sta in hardware, network effects e modelli AI, non nel solo fatto di sapere costruire bene un’app.
Se il tuo unico vantaggio è: sto costruendo software interessante che altri non sanno costruire, quello non è investibile.
10:48
I venture investor ora cercano hardware, network effects e modelli AI.
10:59
Naval collega questa idea anche alla formazione. Dice che i bambini imparano poco da Scratch o Swift Playgrounds, ma reagiscono subito a un sistema che restituisce app funzionanti e premi immediati. Il pregio secondario, a suo avviso, è che l’utente viene spinto a capire davvero come funziona il computer, dal command line alla latenza, dal caching ai trade-off di rete.
Se butti il vibe coding sui bambini, avranno feedback immediato e ricompense immediate.
11:48
Saranno costretti a capire concetti come caching, scrittura su disco e trade-off tra latenza e banda.
12:09
La conclusione più aggressiva è anche la più nota: Naval pensa che il predominio dell’iPhone sia in pericolo. Se l’utente non apre più un’app ma chiede all’agente di fare qualcosa, il telefono resta soltanto uno schermo con batteria e connettività, mentre l’interfaccia reale diventa il modello AI. In questo scenario, dice, persino il vantaggio di Apple nelle app e nell’esperienza d’uso perde parte del suo peso.
È l’inizio della fine del predominio dell’iPhone.
0:09
Quando tutta la comunicazione passa attraverso Claude o Codex, il bisogno di un telefono diventa sempre più piccolo.
24:46
Naval interpreta la scelta di Apple di restare indietro sull’AI come un errore strategico della decade. Richiama il caso di Microsoft per dire che una grande azienda può restare ricchissima e comunque perdere la battaglia del paradigma principale, e vede un destino simile per Apple se non cambia rotta. Anche qui, il suo punto non è che l’azienda sparirà, ma che il suo margine di crescita potrebbe essere già iniziato a comprimersi.
Penso che rinunciare all’AI sarà ricordato come il più grande errore strategico dell’industria tech di questo decennio.
26:12
Apple può restare molto preziosa, ma molto meno di quanto avrebbe potuto essere.
26:42
Che cosa intende Naval per vibe coding?
Naval intende programmare con un agente AI che trasforma istruzioni in app funzionanti. Per lui il salto vero è passare da snippet di codice a prodotti completi, iterabili quasi in tempo reale.
Perché dice che il software puro non è più investibile?
Secondo Naval, se un’app si può costruire o replicare rapidamente con gli agenti, il vantaggio competitivo del solo codice si assottiglia. Gli investitori dovrebbero cercare hardware, network effects e modelli AI.
Perché pensa che Apple sia in difficoltà?
Naval sostiene che, se gli utenti parlano con un agente invece di aprire app, il telefono diventa meno centrale. In quel caso Apple resterebbe forte come hardware, ma perderebbe parte del suo potere economico.
Gli agenti AI possono già sostituire un team di sviluppatori?
Non per i prodotti complessi e scalabili, dice Naval, ma sì per prototipi e app semplici. La sua tesi è che un singolo operatore può ormai arrivare molto più lontano di prima, poi servirà comunque una squadra.
Sintesi assistita dall'AI del podcast di Naval, verificata sulla trascrizione originale.