Theo Browne sostiene che Google stia vendendo come progresso una combinazione di modelli più veloci, più costosi e meno affidabili, mentre dentro l’azienda sparisce chi aveva costruito fiducia con la comunità.
Theo Browne apre con una cautela insolita perfino per lui: dice di avere paura di pubblicare il video. Non teme solo di perdere l’accesso anticipato ai prodotti Google, ma di subire conseguenze sulla sua carriera, dopo che in passato un suo video critico su un prodotto dell’azienda fu demonetizzato e segnato come “enabled dishonest behavior”. Da lì costruisce la sua tesi: Google starebbe presentando come svolta un pacchetto di novità che, nella pratica, peggiora costi, affidabilità e rapporto con gli sviluppatori. Il bersaglio non è un solo prodotto, ma un modo di lavorare che, secondo Browne, spreca talento e fiducia.
Browne dice che questo intervento potrebbe costargli più di una discussione tecnica. Ricorda che l’ultima volta che aveva denunciato un prodotto Google, il video fu demonetizzato, smise di essere raccomandato e venne marchiato come contenuto che facilitava comportamento disonesto.
Sono sinceramente spaventato di fare questo video. Non solo perché Google potrebbe tagliarmi fuori dall’accesso anticipato, ma perché potrebbe mettere a rischio tutta la mia carriera.
L’ultima volta che ho spiegato quanto fosse pessimo un prodotto Google, mi hanno demonetizzato il video, hanno smesso di consigliarlo del tutto e lo hanno persino segnato manualmente come contenuto che abilita comportamenti disonesti.
Questa premessa conta perché sposta il video dal registro della recensione a quello del rischio personale. Browne insiste che non sta cercando una lite gratuita, ma che parla proprio perché considera la direzione di Google abbastanza grave da superare il costo di esporsi.
Sto facendo questo nonostante possa davvero danneggiarmi, perché penso sia importante raccontare cosa sta succedendo e perché sono così scettico sulla direzione di Google.
La prima parte sostanziale del suo attacco riguarda Gemini 3.5 Flash*, che Browne definisce il miglior modello mai fatto da Google, prima di sostenere che l’etichetta “Flash” nasconda un peggioramento economico e pratico. A suo dire, il modello è forte nei benchmark, ma consuma troppi token e quindi finisce per essere meno efficiente di quanto la velocità faccia credere.
Per essere molto chiari, questo sembra il miglior modello che Google abbia mai fatto.
Il problema è il prezzo. Stanno cercando di nasconderlo qui, perché l’hanno triplicato di nuovo: ora è 1,50 dollari per milione di token in ingresso e 9 dollari per milione in uscita.
Browne contrappone questo listino alla generazione precedente, ricordando che Gemini 3 Flash costava molto meno e che Gemini 2.0 Flash arrivava a 0,10 dollari per milione di token in ingresso e 0,40 in uscita. Per lui il punto non è il prezzo nominale per token, ma il costo reale di uso, che cresce se il modello divora più output del necessario.
Se è due volte più veloce degli altri modelli, ma genera quattro volte il numero di token di cui ha bisogno, finisce comunque per essere due volte più lento.
Browne dedica molta attenzione ai test pubblici, perché Google li usa come prova della superiorità del nuovo modello. Sostiene che Gemini 3.5 Flash batta quasi tutto su diversi benchmark, compreso Terminal Bench, SWAG Bench Pro, Toolathon e alcuni test di ragionamento e multimodalità, ma insiste che quei numeri raccontino solo metà storia.
Questi sono buoni numeri. Questo modello sembra davvero molto valido.
La cosa assurda è il rapporto tra velocità e prestazioni, perché è quasi comparabile a 31 Pro, Opus 4.7 e 5.5, ma a una velocità molto più alta, nell’area dei 300 token al secondo.
Proprio qui Browne introduce il suo dubbio di fondo: Google starebbe premiando modelli che sembrano forti nei grafici ma che, nell’uso reale, chiedono troppa dilatazione del pensiero interno. Secondo lui la metrica giusta non è chi arriva più in alto una volta, ma quanti token servono per arrivarci.
La cosa molto sottovalutata è l’efficienza dei token. Google non sta andando bene lì.
Quando passa dalla classifica all’uso pratico, Browne dice che il quadro crolla. Racconta un test sul suo vecchio gioco Fish Slap, in cui il modello avrebbe dovuto riscrivere il progetto con accesso al codice originale, e sostiene che Gemini 3.5 Flash non sia riuscito a produrre una versione funzionante.
Non molto bene. È l’unico modello che ho testato che non sia riuscito a farlo funzionare. Ha scritto codice rotto.
È imbarazzante. Davvero imbarazzante per un modello che, a quanto pare, è all’avanguardia.
Browne dice che anche dopo il tentativo di correzione il risultato è peggiorato, con asset troppo grandi, meccaniche che non funzionano e immagini mal gestite. Il suo punto è semplice: un modello che produce risposte eleganti nei grafici ma non sa verificare il proprio lavoro non aiuta chi scrive software, lo fa ricominciare da capo.
Ho dato lo stesso compito a 5.5 e lo ha fatto così bene. Gli ho chiesto perfino di rendere il gioco in 3D e l’ha fatto anche quello.
La seconda grande accusa riguarda Anti-Gravity CLI, il nuovo strumento che Google sta mettendo al posto di Gemini CLI*. Browne racconta una lunga serie di bug, dal comportamento del terminale alle sessioni che si riallacciano in modo goffo, fino alla necessità di usare un comando speciale per uscire.
Lo scroll è rotto. Provo a scorrere e mi mette nell’input i comandi che avevo fatto prima invece di scorrere.
Non puoi uscire con Control C. Devi usare manualmente il comando slash exit. E ogni volta che lo apri devi rifare il login.
Per Browne il difetto non è solo estetico. Google, dice, avrebbe abbandonato un progetto open source che aveva conquistato fiducia e comunità, per spostare gli utenti verso un prodotto chiuso che non funziona bene e non si può correggere dall’esterno.
Hanno ucciso una CLI open source promettente che stava costruendo fiducia con la comunità, per sostituirla con una CLI chiusa che non funziona.
Il colpo più duro, per Browne, è il caso Railway*, la piattaforma di deploy che usa e apprezza. Racconta che una parte del servizio è andata offline perché Google Cloud avrebbe bloccato l’account della società, che secondo lui spende più di 2 milioni di dollari al mese sulla piattaforma.
Railway è scesa del tutto perché Google Cloud ha bloccato il loro account, e loro stanno spendendo più di 2 milioni di dollari al mese lì dentro, senza motivo.
Google Cloud è una barzelletta. È incredibilmente assurdo quanto sia pessimo, inaffidabile e terribile.
Browne allarga poi il discorso con il precedente di UniSuper*, il grande fondo australiano che nel 2024 subì la cancellazione di una sottoscrizione cloud privata per una configurazione errata. Per lui il punto non è solo il singolo incidente, ma una cultura di errori talmente gravi da sembrare incompatibili con le dimensioni e i prezzi di Google Cloud.
È quasi impensabile che un’organizzazione di quelle dimensioni possa vedersi cancellare del tutto l’account cloud.
La parte più personale del racconto arriva quando Browne spiega perché aveva smesso di attaccare Google in pubblico. Dice che tre persone dentro l’azienda, Dimitri, Jack e Gal, gli avevano dato fiducia rispondendo ai feedback, correggendo errori e mantenendo aperto il dialogo. Per lui erano il segnale che il team Gemini stesse andando nella giusta direzione.
Sono stati fantastici da avere intorno. Non hanno mai avuto paura di scrivermi in privato per correggermi quando sbagliavo, ma anche per ringraziarmi quando avevo ragione.
Sono il motivo per cui non ho parlato male prima. Io pubblico i miei problemi solo quando quelli privati non vengono affrontati.
Secondo Browne, quelle figure sono state sostituite dal team di Anti-Gravity, e il segnale simbolico è il più irritante: l’interfaccia nuova somiglia a Codex, al punto che in una demo ufficiale appare perfino una cartella chiamata Codex. Per lui non è solo imitazione, ma il riflesso di una politica interna che premia acquisti e riposizionamenti invece del lavoro paziente di chi aveva costruito comunità.
Hanno preso il lavoro delle persone migliori e l’hanno sostituito con qualcuno che non riesce nemmeno a nascondere il fatto che sta copiando Codex.
Perché Theo Browne dice di avere paura di Google?
Dice di temere ripercussioni sulla sua carriera e sul canale. Ricorda che in passato un video critico su Google gli fu demonetizzato e segnato come contenuto che facilitava comportamento disonesto.
Cosa contesta a Gemini 3.5 Flash?
Sostiene che sia forte nei benchmark ma inefficiente nell’uso reale. Secondo lui consuma troppi token, costa molto e non scrive codice affidabile nei compiti agentici che prova.
Perché attacca Anti-Gravity CLI?
Perché, a suo dire, sostituisce un Gemini CLI open source con uno chiuso e buggiato. Browne racconta problemi di scroll, logout, re-login e uscita dal terminale.
Perché cita Railway?
Per mostrare che i problemi di Google Cloud non sono teorici. Dice che Google Cloud avrebbe bloccato l’account di Railway, facendo andare offline una parte del servizio.
Cosa dice delle persone dentro Google?
Dice di aver avuto fiducia in tre figure interne, Dimitri, Jack e Gal, perché rispondevano ai feedback e correggevano gli errori. Secondo lui sono stati sostituiti da un team che ha perso quella continuità.
Sintesi assistita dall'AI del podcast di Theo - t3․gg, verificata sulla trascrizione originale.